Super User

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Citazione:

 

Piazza Navona

Se pò ffregà Ppiazza Navona mia
e dde San Pietro e dde piazza de Spagna!
cuesta non è una piazza, è una campagna,
un teatro, una fiera, un allegria.
Va dd'a la Pulina ra a la Corzia,
curri da la Corzia a la Cuccagna:
pe' tutto trovi robba che sse maggna,
pe' tutto ggente che la porta via.
Cqua cce so ttre ffuntane inarberate:
cqua una gujja che ppare una sentenza:
cqua se fa er lago cuanno torna istate.
Cqua ss’arza er cavalletto che ddispenza
sur culo a cchi le vò ttrenta nerbate,
e ccinque poi pe la bbonifiscenza.

Citazione:

 

Una lingua nova

Cuer Giammaria che tt’inzurtò a Ttestaccio,
e mmo assercita l’arte de la spia,
passava mercordí dda Pescaria
co ttanto de tortore sott’ar braccio.
Ner travedello, io che nun zo che ssia,
ma nu lo pòzzo sscerne cuer mustaccio,
arzo un zercio da terra, e ppoi jje faccio:
"A la grazzietta padron Giammaria".
"Chi è?" ddisce svortannose er gabbiano:
e, ppunf, in ne li denti io je rispose
co cquer confetto che ttienevo in mano.
"Nun ve pijjate pena de ste cose",
dico "perché cquest’è, ssor paesano,
la lingua de parlà co le minose".

Mercoledì, 04 Novembre 2015 15:46

Elsa Morante - La storia

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Un giorno di gennaio dell'anno 1941, un soldato tedesco di passaggio, godendo di un pomergiio di libertà, si trovava, solo, a girovagare nel quartiere di San Lorenzo, a Roma. Erano circa le due del dopopranzo, e a quell'ora, come d'uso, poca gente circolava per le strade. Nessuno dei passanti, poi, guardava il soldato, perché i Tedeschi, pure se camerati degli Italiani nella corrente guerra mondiale, non erano popolari in certe periferie proletarie. Né il soldato si distingueva dagli altri della sua serie: alto, biondino, col solito portamento di fanatismo disciplinare, e, specie nella posizione del berretto, una conforme dichiarazione provocatoria.

Mercoledì, 04 Novembre 2015 15:39

Pier Paolo Pasolini - Ragazzi di vita

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Da Monteverde Vecchio ai Granatieri la strada è corta: basta passare il Prato, e tagliare tra le palazzine in costruzione intorno al viale dei Quattro Venti: valanghe d’immondezza, case non ancora finite e già in rovina, grandi sterri fangosi, scarpate piene di zozzeria. Via Abate Ugone era a due passi. La folla giù dalle stradine quiete e asfaltate di Monteverde Vecchio, scendeva tutta in direzione dei Grattacieli: già si vedevano anche i camion, colonne senza fine, miste a camionette, motociclette, autoblinde. Il Riccetto s’imbarcò tra la folla che si buttava verso i magazzini.

Citazione:

La bizzarria del caso, lo spettacolo della notte nivale, il mistero, l’incertezza gli accendevano l’immaginazione, lo sollevavano dalla realtà. Splendeva su Roma, in quella memorabile notte di Febbraio, un plenilunio favoloso, di non mai veduto lume. L’aria pareva impregnata come d’un latte immateriale; tutte le cose parevano esistere d’una esistenza di sogno, parevano immagini impalpabili come quelle d’una meteora, parevan esser visibili di lungi per un irradiamento chimerico delle loro forme. [...] Un orologio suonò da presso, nel silenzio, con un suono chiaro e vibrante; e pareva come se qualche cosa di vitreo nell’aria s’incrinasse a ognun dei tocchi. L’orologio della Trinità dei Monti rispose all’appello; rispose l’orologio del Quirinale; altri orologi di lungi risposero, fiochi.

Mercoledì, 04 Novembre 2015 15:32

Gabriele D'Annunzio - Il piacere - Isola Tiberina

Citazione:

Roma splendeva, nel mattino di maggio, abbracciata dal sole. Lungo la corsa, una fontana illustrava del suo riso argenteo una piazzetta ancor nell’ombra; il portone d’un palazzo mostrava il fondo d’un cortile ornato di portici e di statue; dall’architrave barocco d’una chiesa di travertino pendevano i paramenti del mese di Maria. Sul ponte apparve il Tevere lucido fuggente tra le case verdastre, verso l’isola di San Bartolomeo. Dopo un tratto in salita, apparve la città immensa, augusta, radiosa, irta di campanili, di colonne e di obelischi, incoronata di cupole e di rotonde, nettamente intagliata, come un’acropoli, nel pieno azzurro. – Ave, Roma. Moriturus te salutat – disse Andrea Sperelli.

Mercoledì, 04 Novembre 2015 15:22

Gabriele D'Annunzio - Il piacere

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L’orologio battè le quattro. Giungeva dalla piazza di Spagna e dal Pincio il romore delle vetture. Molta gente camminava sotto gli alberi, d’innanzi alla Villa Medici. Due donne stavano sul sedile di pietra sotto la chiesa, a guardia di alcuni bimbi che correvano intorno l’obelisco. L’obelisco era tutto roseo, investito dal sole declinante; e segnava un’ombra lunga, un po’ turchina. L’aria diveniva rigida, come più s’appressava il tramonto. La città, in fondo, si tingeva d’oro, contro un cielo pallidissimo sul quale già i cipressi del Monte Mario si disegnavan neri.

Mercoledì, 04 Novembre 2015 15:14

Albert Camus - Taccuini vol. III - Villa Borghese

Citazione:

È così che pesa Roma, ma con un peso sensibile e leggero, la si porta sul cuore come un corpo di fontane, di giardini e di cupole, si respira sotto di lei, un po’ oppressi ma stranamente felici. Questa città relativamente piccola, ma le cui prospettive aeree esplodono a volte a un angolo di strada... dopo tanti anni in una città senza luce, e tanti risvegli nella nebbia, mi nutro senza posa di questa linea di alberi e cieli che dalla Porta Pinciana arriva sino a Trinità dei Monti, e dietro la quale Roma srotola le sue cupole e il suo disordine… e poi quel colle meraviglioso del Palatino di cui nulla sciupa il silenzio, la pace, un mondo sempre nascente e perfetto, cominciavo a ritrovare me stesso… lo si sente sulla Via Appia, dove, pur essendo arrivato nel tardo pomeriggio, mi sentivo, passeggiando, con il cuore talmente pieno che in quel momento sarei potuto morire... splendida mattinata a Villa Borghese. La luce delle mattine d’Algeria che scivola tra gli aghi sottili dei pini e li taglia uno dopo l’altro…quando si è visto tutto, o almeno tutto ciò che era possibile vedere, passeggiare senza sforzarsi di sapere è una felicità perfetta… Moravia mi aveva già parlato del Caravaggio uomo… la luce di Roma è invece rotonda, brillante e morbida. Fa pensare ai corpi… la sera vedo Moravia”

Mercoledì, 04 Novembre 2015 15:07

J. W. Goethe - Viaggio in Italia

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… e solo quando passai sotto la Porta del Popolo seppi per certo che Roma era mia… l’ansia di giungere a Roma era così grande, aumentava tanto di momenti in momento, che non avevo tregua… ma confessiamolo, è una dura e contristante fatica quella di scovare pezzetto per pezzetto, nella nuova Roma, l’antica; eppure bisogna farlo, fidando in una soddisfazione finale impareggiabile. Si trovano vestigia di una magnificenza e di uno sfacelo che superano, l’una e l’altro, la nostra immaginazione. Ciò che hanno rispettato i barbari, l’han devastato i costruttori della nuova Roma. Quando si considera un’esistenza simile, vecchia di duemila anni e più, trasformata dall’avvicendarsi dei tempi in modi così molteplici e così radicali, e si pensa che è pur sempre lo stesso suolo, lo stesso colle, sovente perfino le stesse colonne e mura, e si scorgono ancora nel popolo tracce dell’antico carattere, ci si sente compenetrati dai grandi decreti del destino… e da quest’immensità emana su di noi un senso di pace mentre corriamo da un capo all’altro di Roma, per conoscere i massimi monumenti. In altri luoghi bisogna andare a cercare le cose importanti: qui se n’è schiacciati, riempiti a sazietà. Si cammini o ci si fermi, ecco che appaiono panorami d’ogni specie…”.

 

Mercoledì, 04 Novembre 2015 14:55

Hermann Melville - Diario Italiano

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Sarà perché vengo dall’Oriente o perché sono di umore irritabile, ma Roma mi ha dato un’impressione di piattezza. Piatta da dare oppressione. Malgrado ciò non ho dormito un minuto, la notte scorsa. Il Tevere è un canale che cola giallo zafferano… ho pensato a Shelley. Certo qui aumentò la sua ispirazione. Corrisponde alla sua concezione drammatica, al suo stato d’animo… a mezzogiorno ero a Villa Borghese. Distesa di prati, l’inconfondibile odore dei giardini italiani, cespugli fittissimi, un freddo splendore, da villa, Venere e Cupido, lo sguardo traditore di Cupido...

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